Anche le macchine hanno un cuore

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I ricercatori stanno puntando sulla possibilità di programmare i robot in modo da renderli capaci di “capire” le emozioni e comportarsi di conseguenza.

La nuova frontiera della ricerca nel settore della A.I. è quella dell’intelligenza emotiva

Nell’essere vivente, le scariche di adrenalina scatenate da una sensazione di pericolo possono aiutare in situazioni difficili. Gli scienziati della University of Massachusetts si sono accorti che anche le macchine possono avere gli stessi comportamenti. Simulando un’operazione di soccorso in montagna effettuata con veicoli snowcat, si sono accorti che se il software è programmato in modo da essere sensibile alla paura, i gatti delle nevi sono in grado di essere più veloci e più efficienti.  Nell’uomo e nell’animale, una paura eccessiva può però avere un effetto paralizzante. E i ricercatori hanno notato che succede anche nel caso dei robot: quando percepiscono una minaccia molto forte e non sono programmati per riorganizzare le informazioni in loro possesso, possono andare in tilt.

Una volta le macchine si occupavano solo di eseguire compiti fisici pesanti. Ora il loro ambito di intervento è diventato vastissimo. Lo scenario attuale ha superato di gran lunga quello prefigurato dagli scienziati informatici nella seconda metà del secolo scorso. Il loro sogno era quello di creare macchine in grado di svolgere il lavoro di routine, per lasciare più tempo all’essere umano da dedicare alle attività creative. Ma siamo andati molto oltre.

I cosiddetti “assistenti digitali” (Siri, Cortana, Alexa, Echo…) sono da tempo nostri compagni di strada. I software di riconoscimento vocale scrivono messaggi di testo per noi sotto dettatura, e sono persino in grado di imparare la corretta ortografia delle parole che non conoscono. I robot ci aiutano a diagnosticare e curare le malattie; a produrre documenti legali; a decidere come investire in borsa.

L’ingresso dell’intelligenza artificiale (A.I.) nelle nostre vite ha operato anche un cambiamento del nostro modo di comunicare. Assistiamo a un predominio sempre più marcato della comunicazione di tipo tecnologico (cioè efficiente, veloce e superficiale), che viene utilizzata non solo dalle macchine ma anche dalle persone. Un po’ alla volta, la comunicazione di tipo empatico sta diventando desueta e poco praticata. Eppure di comunicazione emotiva ci sarebbe un gran bisogno. Tanto è vero che i ricercatori stanno ora puntando proprio sulla possibilità di programmare i robot in modo da renderli capaci di “capire” le emozioni e comportarsi di conseguenza.

Le ricerche sulla A.I. sono affascinanti, e l’intelligenza emotiva è senza dubbio l’ultima frontiera. Se ne parlerà anche alla prossima edizione di CEBIT, il festival europeo della digitalizzazione e innovazione, in programma ad Hannover dal 24 al 28 giugno 2019. Tra seminari, talks e forum sarà possibile aggiornarsi sullo stato dell’arte e sugli sviluppi di questa appassionante branca della tecnologia.

 

 

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